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| 7/10/2009 - 22:56 |
| CARDINALI, ARCIVESCOVI E VESCOVI MEMBRI DEL SINODO NOMINATI DAL PAPA |
Card. Angelo Sodano. Classe '27, cardinale dal 1991, già Segretario di Stato Vaticano dal 1991 al 2002, oggi Decano del Collegio Cardinalizio. Diplomatico navigato, è inviato negli anni '60 in Ecuador e Uruguay e affianca negli anni '70 Agostino Casaroli alla Segreteria di Stato, dove cura i delicati rapporti della Santa Sede con i governi dell'Est Europa e dell'Unione Sovietica. Nel 1978 è nunzio apostolico nel Cile di Pinochet, con l'incarico di mediare tra Argentina e Cile nella crisi per la sovranità sulla Terra del Fuoco. Quando La Stampa ha intervistato il teologo Hans Küng, profondamente deluso per la revoca della scomunica ai lefebvriani, il card. Sodano ha attaccato: "Una critica fraterna è sempre possibile nella Chiesa, dai tempi di san Pietro e san Paolo, ma una critica amara, invece, per di più se è tanto generica, non contribuisce al bene della Chiesa" (v. Adista n. 25/09).
Card. Péter Erdő. Nato a Budapest nel 1952, dal 2002 primate d'Ungheria e arcivescovo di Esztergom-Budapest. È inoltre presidente del Ccee (Consiglio delle conferenze episcopali europee) dal 2006. Già presidente della Conferenza Episcopale Ungherese dal 2005, svolge tra il 1977 e il 2003 una lunga carriera accademica. Nel settembre 2007, nel corso della III Assemblea ecumenica europea di Sibiu, afferma: in questa Europa che "vagabonda senza mete e ideali", il riferimento illuministico "alla ragione scientifica, non appare più sufficiente per il nostro cammino" (v. Adista n. 61/07).
Card. André Vingt-Trois. Parigino di 67 anni, già arcivescovo di Thibilis (1988) e arcivescovo di Tours (1999), è nominato arcivescovo di Parigi nel 2005 e Presidente della Conferenza episcopale francese nel 2007. All'Assemblea primaverile della Conferenza dei vescovi francesi, il 31 marzo scorso, così ha commentato lo sgomento suscitato nel mondo cattolico dalla revoca della scomunica ai lefebvriani: solo "una messa in scena" che evidenzia "la tendenza dei media e dunque dell'opinione pubblica, a nutrire le proprie reazioni di polemiche più che di informazioni" (v. Adista n. 40/09).
Mons. Robert Sarah. 64 anni, guineano di nascita, arcivescovo emerito di Conakry, Segretario della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli, è stato Segretario Speciale della I Assemblea Speciale per l'Africa (1994). Si è recentemente reso noto per aver guidato la "visita investigativa" in Repubblica Centrafricana che ha spinto alle dimissioni, oltre numerosi sacerdoti sposati, anche l'arcivescovo di Bangui, mons. Paulin Pomodimo, e il presidente della Conferenza episcopale del Paese, mons. François-Xavier Yombandje.
Mons. Henri Teissier. Nato a Lione nel 1929, è attualmente arcivescovo emerito di Algeri. Dal 1973 al 1980 è vescovo di Orano (Algeria), poi coadiutore del card. Duval ad Algeri e infine arcivescovo della medesima città dal 1988 al 2008. Mons. Teissier aveva definito "deprecabile" la citazione di papa Ratzinger, il 12 settembre 2006, all'Università di Ratisbona, dei Dialoghi con un musulmano dell'imperatore bizantino Manuele II Paleologo, testualmente: "Mostrami pure ciò che Maometto ha portato di nuovo, e ritroverai soltanto cose cattive e disumane, come la sua direttiva di diffondere per mezzo della spada la fede che egli predicava". "Siamo rammaricati che il papa abbia usato questa citazione del XIV secolo che attenta al rispetto della religione musulmana", ha ribadito mons. Teissier. "Siamo costernati - aveva infine detto - per questa citazione di un'altra epoca" "che fu l'epoca delle conquiste religiose e delle guerre tra le comunità" (Adista n.68/06).
Mons. Jaime Pedro Gonçalves. Nasce nel 1936 a Manica, nell'arcidiocesi di Beira, di cui è attualmente arcivescovo metropolita. È stato Segretario Speciale della I Assemblea Speciale per l'Africa (1994). Per 27 lunghi mesi, mons. Gonçalves è stato mediatore, con il sostegno della Comunità di Sant'Egidio, nella guerra civile che per 16 anni ha infiammato il Mozambico, fino al raggiungimento della pace, firmata a Roma il 4 ottobre 1992. "In un conflitto", aveva detto a pace fatta, "bisogna essere pronti a rifiutare ciò che è ingiusto e acclamare la verità nei confronti del potere, gentilmente ma con fermezza".
Mons. Orlando B. Quevedo. Classe '39, è dal 1998 arcivescovo di Cotabato (Filippine). Religioso e missionario degli Oblati di Maria Immacolata, è stato anche vescovo di Kidapawan (1982) e Nueva Segovia (1986). Nel 2000, durante l'assemblea plenaria della Federazione delle Conferenze episcopali asiatiche (Fabc) così ha dichiarato: la Chiesa deve abbandonare "le relazioni comode e acritiche con i ricchi e i potenti", "non può non essere coinvolta nelle gioie e nei dolori dei popoli asiatici. Non può essere trionfalistica. Dev'essere un'umile compagna e partner di tutti gli asiatici", "ostacolati da letali forze di ingiustizia, conflitti, da uno sviluppo economico, politico e culturale non autentico, spinto inesorabilmente dalle forze della globalizzazione" (v. Adista n. 13/00).
Mons. Luigi Bressan. Trentino di Sarche, nasce nel 1940. Una lunga carriera diplomatica lo porta nel 1978 a Ginevra presso le Nazioni Unite e nel 1983 al Consiglio d'Europa di Strasburgo. Nel 1993 è nominato nunzio apostolico a Singapore, Tailandia e Cambogia, e delegato apostolico in Malesia, Laos e Birmania. È attualmente arcivescovo metropolita di Trento, dal 1999 è Presidente della Commissione Episcopale per l'Evangelizzazione dei Popoli e la Cooperazione tra le Chiese. Il 28 maggio 2008, il quotidiano Adige raccontava l'epopea di don Cristian Leonardelli che ha penato ben 6 anni prima prendere i voti. Alla base dell'affaire, un'indagine della Curia guidata da mons. Bressan, che lo "incriminava" per le sue posizioni su celibato obbligatorio, omosessualità, ruolo della donna lontane dalla dottrina. Posizioni che p. Leonardelli ha sempre rinnegato. Ma ad inchidare l'allora diacono, si leggeva nel dossier, c'erano anche alcuni "abbonamenti a riviste non ufficiali come Adista" (v. Adista n. 45/08).
Mons. Jorge Ferreira da Costa Ortiga. Nato a Brufe, Portogallo, vescovo dal 1988 e arcivescovo di Braga dal 1999, è inoltre presidente della Commissione episcopale portoghese. Così, ad agosto scorso, ha acclamato l'annuncio della visita di Benedetto XVI in Portogallo, prevista il 13 maggio 2010, in occasione dell'anniversario della prima apparizione della Madonna di Fatima: "L'amore dei cattolici portoghesi al Successore di Pietro è un elemento chiave della nostra tradizione cattolica e della nostra fedeltà alla Chiesa". "Il popolo portoghese in generale - si legge ancora in un comunicato della Conferenza dei vescovi portoghesi -, indipendentemente dalla sua ideologia e religione, saprà accogliere chi è stato e rimane un profeta delle cause, così fondamentali ed urgenti, della pace e della libertà, del dialogo, della giustizia e della fraternità".
Mons. Ludwig Schick. Nato nel 1949, ordinato nel 1975, arcivescovo di Bamberga dal 2002, è attualmente Presidente della Commissione per la Chiesa universale della Conferenza episcopale tedesca. Con lo sguardo sempre rivolto verso l'Est Europa e verso il Medio Oriente, in occasione dell'omicidio di tre cristiani nel 2007, aveva detto: "Occorre garantire e tutelare la libertà di religione: l'uguaglianza di tutti i cittadini, a prescindere dalla razza e dalla religione, e l'equiparazione dei diritti di tutte le comunità religiose in uno Stato è fonte di pace e rappresenta una protezione efficace contro gli attacchi alle minoranze".
Mons. Raymundo Demasceno Assis. Brasiliano, nato nel 1937 è ordinato vescovo nel 1986. Per due mandati consecutivi, dal 1995 al 1999, è Segretario generale della Cnbb (Conferenza episcopale dei vescovi brasiliani). È attualmente arcivescovo di Aparecida (dal 2004), presidente del Celam (Consiglio episcopale latinoamericano) e membro del Pontificio Consiglio per le Comunicazioni Sociali.
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